CARLO VIDONI

LA MATERIA COME MEMORIA DEL PRESENTE



Tra installazioni, fotografia e pittura, Carlo Vidoni costruisce una narrazione visiva che intreccia materia e memoria, indagando le contraddizioni della società contemporanea con uno sguardo poetico e radicale.

Scultore, fotografo, pittore. Carlo Vidoni è un artista poliedrico che attraversa con naturalezza linguaggi diversi, mantenendo sempre saldo il suo rapporto con la materia. Nato a Udine nel 1968 e oggi attivo a Tarcento, in Friuli Venezia Giulia, ha costruito nel tempo un percorso coerente e profondo, in cui estetica, memoria e critica sociale si fondono in una poetica asciutta ma potente.
Formatosi all'Istituto d'Arte “Giovanni Sello” e laureatosi in Storia Dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Udine, ha sviluppato un linguaggio personale influenzato dagli insegnamenti dello scultore Luciano Ceschia e del pittore Vittorio Basaglia. Dopo una prima fase di sperimentazione tecnica nel suo laboratorio di Cividale del Friuli, poi trasferito a Tarcento, Vidoni ha maturato una pratica che fonde scultura, installazione, fotografia e disegno. Le sue opere sono spesso realizzate con materiali di recupero, oggetti usurati, elementi industriali e resine sintetiche, trattati con una cura artigianale che restituisce dignità all'imperfezione.


Per Vidoni, ogni oggetto ha una storia da raccontare. Le sue sculture sono narrazioni silenziose, costruite sull'equilibrio tra ciò che è stato e ciò che sarà. Parallelamente, l'artista porta avanti una produzione fotografica e pittorica centrata sull'osservazione del quotidiano. Cicatrici, tracce, segni trascurati diventano elementi centrali di una riflessione sullo scarto, sul tempo che passa, sulla tensione continua tra costruzione e decadenza.
“Le mie opere non cercano risposte. Offrono domande. A volte scomode, sempre necessarie.”
Uno dei lavori più rappresentativi è l'installazione Processo della civiltà (2025), costruita con materiali di scarto industriale: un'archeologia del presente che riflette sul rapporto tra progresso e distruzione. Già nel 2014, con la mostra Origini e destinazioni allestita a Villa Moretti di Tarcento, aveva messo in scena un percorso articolato fatto di installazioni, fotografie e disegni che testimoniavano un dialogo continuo tra uomo, natura e territorio. Tra le mostre più significative: Tracce di esistenza (2015-2016), il progetto Destiny/Destination all'E-Essicatoio Bozzoli di San Vito al Tagliamento (2020), e le collaborazioni con gallerie come dieci.due! (Milano), L'Église e Spazio Ferramenta Off (Torino), Vanna Casati (Bergamo) e Immaginaria (Firenze). Recentemente ha affiancato alla sua produzione artistica anche una ricerca editoriale con Emuse, in dialogo con l'antropologo Alessandro Monsutti. Ogni sua opera nasce da una continua osservazione del presente, ma guarda sempre oltre, verso ciò che resta quando tutto si trasforma. La materia non è solo sostanza, ma memoria. E l’arte, più che un linguaggio, è un modo per interrogare il mondo. Le opere di Vidoni sfuggono a etichette e definizioni, indagano con forza e poesia la realtà cercando di aprire varchi di senso nel caos del reale. L’ironia ha un ruolo centrale perché demistifica un diffuso e superficiale antropocentrismo divenuto strumento di arroganza e di potere.

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Articolo pubblicato sul numero 36 di ABITARE Magazine - giugno 2025


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