DANIELA DAZ MORETTI

TRA MEMORIA, SOGNO E MATERIA

di Lucia Tosolini


 

Tra Friuli Venezia Giulia, Milano e Roma, l’artista trasforma la materia in rifugio poetico, intrecciando scultura, memoria e silenzio.Nata a Recale, in provincia di Caserta, nel 1978, Daniela Daz Moretti è un’artista e ceramista che ha saputo trasformare la sua formazione umanistica — una laurea in Letteratura Contemporanea alla Sapienza di Roma — in una ricerca visiva intensa e personale. Vive e lavora in Friuli Venezia Giulia, dividendosi tra la creazione artistica e l’insegnamento della ceramica, con un approccio che unisce sperimentazione e tradizione. La poetica di Moretti si concentra sulla memoria, sulle emozioni e su quel confine sottile tra sogno e realtà. Nelle sue opere, pittoriche e scultoree, ritorna spesso l’immagine del nido, simbolo di protezione ma anche di fragilità, metafora di ciò che custodiamo dentro di noi. Le sue superfici, realizzate con ceramica ingobbiata, ossidata o patinata a cera, arricchite da ossidi, smalti, tarlatana e interventi su carta, parlano con un linguaggio materico delicato ma potente, capace di evocare ricordi e sensazioni sfumate. I colori — freddi o caldi, mai casuali — diventano stati d’animo, tracce emotive da leggere come pagine di un diario interiore.
Negli ultimi anni, il percorso di Daniela è stato segnato da esperienze significative:
•    nel 2021, una residenza in Toscana con la Fondazione Scuola Permanente dell’Abitare e Ocra Montalcino, conclusa con una mostra site-specific;
•    dal 2022, la collaborazione con Giuseppe Colì, maestro ceramista e campione del mondo di tornio, per la creazione di una serie di Nidi dedicati al Salento;
•    nel 2024, un progetto artistico nel Parco delle Dolomiti Friulane;
•    nel maggio 2025, una residenza al Faenza Art Ceramic Center con l’art director Mirco De Nicolò, in cui ha sviluppato il progetto Tracce Epifaniche, approfondendo la relazione tra materia, ceramica e monotipia.
Parallelamente, Moretti è stata più volte coinvolta come tutor artistica in progetti multidisciplinari con giovani architetti e designer, consolidando un dialogo fecondo tra arti visive, architettura e artigianato contemporaneo.


“Nel mio lavoro,” racconta l’artista, “esploro l’istante sfocato di un ricordo che affiora e svanisce, come uno scorcio intravisto ma mai afferrato del tutto. L’elemento del nido rappresenta la ricerca di un rifugio, ma anche la precarietà di ciò che è più prezioso. La serie Epifanie riflette questi temi, unendo pittura e scultura per dare forma a emozioni che vivono tra il sogno e la realtà.”
Le opere di Daniela Daz Moretti non si limitano a essere osservate: chiedono di essere vissute, di stabilire un contatto intimo con chi le incontra. Ogni pezzo è un invito a un viaggio di introspezione e scoperta, in cui il colore, la forma e la materia diventano strumenti per raccontare la complessità dell’animo umano.

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Articolo pubblicato sul numero 42 di ABITARE Magazine - settembre 2025


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