A pochi passi dalle rive tranquille del Lago di Varese, immersa nel silenzio di un fitto bosco di faggi e castagni, si nasconde una residenza dal fascino discreto e potentemente evocativo.
È una cascina lombarda dei primi del Novecento, ristrutturata vent’anni fa con sensibilità rara, nel pieno rispetto della sua struttura originaria. Un intervento conservativo che ha saputo valorizzare ogni imperfezione, restituendo autenticità e calore a un edificio che oggi racconta non solo la propria storia, ma anche quella di chi la abita. La struttura, interamente in pietra e mattoni, era in origine una tipica casa rurale: abitazione al piano inferiore, fienile al piano superiore. La sua facciata è dominata da un arco acuto imponente, una grande apertura rivolta a ovest, pensata per irradiare di sole il fieno e oggi trasformata in un’ampia vetrata che inonda di luce gli interni. Un elemento architettonico non comune in queste zone, che richiama con forza lo stile veneto. Non è un caso: all’inizio del secolo scorso, questa zona della Lombardia fu interessata da una significativa migrazione dal Veneto. È quindi possibile che la cascina sia stata costruita da una famiglia di origine veneta, portando con sé elementi del proprio linguaggio architettonico.
Nel processo di ristrutturazione, nulla è stato snaturato. Le pareti interne, la scala, persino il camino — oggi trasformato in termocamino per esigenze energetiche — sono rimasti originali. Così come i muri esterni, realizzati in pietra e laterizio, e le porte, accuratamente restaurate o recuperate da edifici coevi. I muri, secondo la tradizione dell’epoca, non presentano spigoli netti: sono stondati, curvi, realizzati a mano con intonaci grezzi, restituendo agli ambienti un senso di armonia organica, un’estetica calda e vissuta. Questa sensazione di intimità imperfetta viene amplificata dalla scelta cromatica degli interni: tonalità calde, terrose, ispirate ai viaggi dei proprietari in Sud America. Gli arredi sono un mosaico di culture e artigianati: pezzi unici, trovati nei mercati locali di villaggi lontani, accostati con equilibrio e sensibilità. Ogni oggetto ha un passato, ogni dettaglio racconta un viaggio, ogni angolo custodisce una storia. È una casa-mondo, in cui la tradizione locale si intreccia con suggestioni globali, e dove la memoria si sedimenta negli spazi come una polvere preziosa.
Anche gli esterni seguono questa filosofia. La piscina, dal fondo scuro, si mimetizza nel paesaggio boschivo, riflettendo i verdi intensi delle fronde e mantenendo un basso impatto visivo. Attorno, solo natura, pietre e silenzio. È un luogo sospeso, che invita alla riflessione, al ritorno, alla progettazione di nuove partenze. Questa cascina non è solo una casa: è un rifugio dell’anima, un taccuino di viaggio scritto con muri storti, oggetti lontani e luce naturale. Un luogo in cui il tempo non si ferma, ma si trasforma, si arricchisce, si racconta. Con discrezione, con poesia.
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Articolo pubblicato sul numero 40 di ABITARE Magazine - agosto 2025
Photo credits: © Luisa Della Pietra
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