In un mondo in cui velocità e produzione di massa spesso prevalgono sull’autenticità, Nodo si distingue come un atelier di arte e artigianato contemporaneo che celebra i legami profondi tra persone, materiali e natura. Nodo non è solo un nome, ma un manifesto etico che ruota attorno al significato di connessione, rispetto e lentezza.
All’interno di questo laboratorio creativo si incontrano artisti e artigiani che condividono una visione comune: mettere al centro la natura e la vita, rispettando i ritmi e le risorse. In particolare, l’attenzione si concentra sul legno e sulla ceramica, materiali che si trasformano in opere d’arte uniche grazie a una fusione di tecnica, cultura e passione.
Il Legno come custode di storie
Le creazioni in legno di Nodo hanno radici profonde, non solo metaforiche. I materiali provengono da alberi abbattuti dal maltempo o caduti per cause naturali, oppure da scarti che altrimenti andrebbero perduti. Ogni pezzo è una testimonianza del passato: le venature, con la loro trama irregolare e ipnotica, narrano eventi che hanno modellato la vita dell’albero, fino al giorno della sua caduta.
Michele Ceolan e Tatiana Puppo, autori delle opere in legno dell’Atelier Nodo, lavorano con un approccio sostenibile, adottando tecniche che riducono al minimo l’impatto ambientale. Tra queste spicca la tornitura, una tecnica scultorea che, strato dopo strato, consente di rimuovere ciò che è superfluo, rivelando l’essenza nascosta dell’albero, la sua anima più profonda.
La Bellezza dell’imperfezione
Le opere create da Nodo non cercano la perfezione, ma abbracciano l’unicità che risiede nelle imperfezioni naturali. Nodi, irregolarità e venature diventano elementi di un’estetica che invita a rallentare, osservare e ristabilire un contatto autentico con la natura. Nodo è molto più di un atelier: è un luogo dove il passato incontra il presente, dove la sostenibilità si fonde con l’arte, e dove ogni opera racconta una storia di legami, rispetto e bellezza.
Michele Ceolan
“Mi capita spesso di guardare un oggetto e di perdere la concentrazione e di cominciare a vedere altro. Il più delle volte i miei pezzi nascono così. Succede che li sogno, poi li modifico e poi ritornano con una nuova immagine nella mente”.
Tatiana Puppo
“Quello che mi guida è l’istinto, l’emozione… Prendo un pezzo di legno e la prima cosa che faccio è guardarlo, per capire dove si nasconde l’opera, per capire chi sono io là dentro. Osservo i difetti, accarezzo le crepe, le ferite, per catturare una sensazione che userò poi sul mio pezzo per raccontarlo, per raccontare la sua storia. “
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Articolo pubblicato sul numero 28 di ABITARE Magazine - febbraio 2025
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