Fino all’8 giugno 2025 Venezia, Cà Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna Sale Dom Pérignon, II piano.
È in corso, nelle prestigiose sale di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, la mostra Raoul Schultz. Opere 1953–1970, un’occasione preziosa per riscoprire una delle figure più originali e sperimentali del secondo Novecento italiano. L’esposizione, curata da Stefano Cecchetto ed Elisabetta Barisoni, raccoglie oltre cinquanta opere dell’artista nato a Lero, nell’Egeo, nel 1931 e scomparso prematuramente a Venezia nel 1971. Attraverso dipinti, disegni, progetti e collage, la mostra traccia un itinerario ricco e sfaccettato nella ricerca di un autore che ha saputo muoversi con libertà tra linguaggi e discipline, lasciando un segno profondo nella scena artistica veneziana tra gli anni Cinquanta e Sessanta.L'esposizione, curata da Stefano Cecchetto ed Elisabetta Barisoni, propone un’antologia selezionata di oltre cinquanta lavori che ripercorrono l’intero arco creativo di Raoul Schultz (Lero, Egeo 1931 – Venezia, 1971), provenienti dalle collezioni della stessa Galleria veneziana e da raccolte private. Una mostra che non solo intende omaggiare l’artista, ma anche rileggere un’epoca cruciale per l’arte italiana, fatta di tensioni, cambiamenti, e straordinarie aperture.
Un artista tra le correnti
Schultz fu pittore, illustratore, grafico e scenografo. Il suo linguaggio si sviluppa in costante evoluzione, attraversando momenti di intensa figurazione, sperimentazioni astratte, esercizi concettuali e contaminazioni con la letteratura, il cinema, la musica. Sin dalle prime partecipazioni alle collettive della Fondazione Bevilacqua La Masa – dove espone opere ispirate alle architetture veneziane – fino alla maturità delle Prospettive curve e delle Nuove strutture, Schultz dimostra una capacità unica di reinventarsi. Al centro del percorso troviamo anche il celebre lavoro Nuove strutture 1665, realizzato nel 1965 e acquisito da Ca’ Pesaro nello stesso anno: opera emblematica, manifesto di un’estetica in divenire, radicata nell’ambiente veneziano ma capace di dialogare con le istanze internazionali più avanzate.
Visione trasversale e spirito d’avanguardia
L’arte di Schultz è profondamente segnata da una naturale interdisciplinarità: torna con frequenza al disegno e alla scrittura, alla progettualità visionaria dei Progetti Leonardeschi, alla riflessione sul linguaggio nelle Lettere anonime e nelle Toponomastiche. La sua opera è attraversata da suggestioni surrealiste, ironie dadaiste e intenzioni comportamentali, in un’ottica che sfida le classificazioni e anticipa molte delle sperimentazioni concettuali degli anni successivi. La mostra documenta anche la vicinanza con artisti e intellettuali di spicco della cultura veneziana del tempo: l’amicizia e il sodalizio artistico con Tancredi, con cui condivise lo studio a Palazzo Carminati; le frequentazioni con Hugo Pratt, Goffredo Parise, Alberto Ongaro, Kim Arcalli e Tinto Brass – per il quale Schultz curò le scenografie del film Chi lavora è perduto (1963).
Schultz si confronta continuamente con Venezia, città in cui ha scelto di vivere e lavorare, e che ha saputo trasformare in stimolo e specchio creativo. La sua opera diventa così anche un omaggio alla Venezia degli anni Cinquanta e Sessanta, città-cantiere di idee e utopie, dove si incrociavano tradizione e rottura, silenzi lagunari e avanguardie rumorose.
Mostra: Raoul Shultz
Opere 1953 - 1970
Luogo: Cà Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Venezia
Date: 8 giugno 2025
A cura di: Stefano Cecchetto - Elisabetta Barisoni
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Articolo pubblicato sul numero 34 di ABITARE Magazine - maggio 2025
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