STEFANO BARTOLOMUCCI

IL RITRATTO CONTEMPORANEO COME SPAZIO DI RISONANZA EMOTIVA

Autore: a cura della redazione


Nato a Mestre nel 1973, Stefano Bartolomucci avvia precocemente il suo dialogo con il disegno, inizialmente osservando e imitando un fratello maggiore che aveva intrapreso la pittura. Quella pratica istintiva, quasi spontanea, si trasforma negli anni in un percorso solido e consapevole. Al Liceo Artistico di Venezia entra in contatto con lo studio della figura umana e con il ritratto dal vero, una disciplina che segna il suo immaginario e orienta la sua sensibilità verso l’osservazione analitica del volto e del corpo. Dopo il diploma, invece dell’Accademia di Belle Arti, sceglie un percorso specialistico alla Scuola di Disegno Anatomico di Bologna, dove si laurea con lode. È qui che acquisisce uno sguardo tecnico, quasi chirurgico, capace di interpretare la struttura anatomica come un sistema di armonie e tensioni. La precisione diventa così parte integrante della sua identità artistica.


Seguono anni di intensa attività professionale come illustratore freelance, principalmente nell’ambito medico-scientifico. Collaborando con editori e professionisti della chirurgia, Bartolomucci affina un linguaggio visivo rigoroso, nitido, orientato alla chiarezza formale. Questa esperienza, apparentemente distante dall’arte contemporanea, si rivela invece fondamentale: osservare, comprendere e restituire la complessità del reale diventerà la base del suo lavoro futuro.
Accanto all’illustrazione, Bartolomucci vive un periodo significativo sul piano culturale grazie all’apertura di una piccola galleria d’arte insieme a un amico collezionista. Il confronto diretto e quotidiano con opere e artisti gli permette di ampliare il proprio bagaglio estetico, di affinare un gusto personale e di elaborare una visione del contemporaneo che in seguito emergerà nella sua produzione.
Il trasferimento in Friuli segna un cambio di vita e una nuova fase della sua ricerca. Qui, il ritratto diventa il centro quasi assoluto della sua produzione. Se il rigore anatomico rimane una costante, è la lettura contemporanea della figura a distinguere il suo stile attuale: Bartolomucci unisce il realismo del dettaglio alla libertà interpretativa della pittura contemporanea, lasciando che il volto emerga non solo come rappresentazione ma come presenza, come campo emotivo.

La figura femminile occupa un ruolo privilegiato nelle sue opere, non come soggetto convenzionale, ma come luogo di complessità, di forze interne, di delicate tensioni psicologiche. I suoi ritratti oscillano tra fedeltà al modello e interpretazione personale: talvolta riproducono con cura filologica i tratti, altre volte il riferimento fotografico si dissolve per lasciare spazio a linee più libere, campiture vibranti, sfondi che si aprono verso l’astrazione. A caratterizzare lo stile contemporaneo di Bartolomucci è soprattutto il modo in cui concepisce lo sguardo. Gli occhi non sono semplicemente un dettaglio, ma il fulcro narrativo dell’opera: in essi si addensa il dialogo tra artista e soggetto, ma anche quello, più sottile, tra l’opera e chi osserva. Sono sguardi intensi, sospesi, che non cercano la posa ma il vissuto, che rompono il confine tra rappresentato e spettatore. La tecnica prediletta, la matita su carta, riflette questa ricerca di immediatezza e intensità. La semplicità del mezzo diventa strumento di una sensibilità contemporanea che non rinuncia alla tradizione del disegno, ma la rinnova attraverso un segno deciso, controllato, talvolta quasi grafico. Nelle opere a olio, Bartolomucci tenta di trasportare la stessa energia del segno, costruendo superfici dove la materia pittorica entra in dialogo con la precisione del tratto. Le tecniche miste e l’acquerello, utilizzati più raramente, gli offrono ulteriori possibilità di sperimentazione.Il lavoro di Stefano Bartolomucci si inserisce così nel panorama dell’arte contemporanea come una ricerca sul volto e sulla sua capacità di raccontare l’invisibile. I suoi ritratti non sono semplici esercizi di rappresentazione, ma luoghi di risonanza emotiva: immagini che invitano l’osservatore a interrogarsi, a sostare, a lasciarsi attraversare da una presenza che è insieme reale e simbolica.
In un’epoca in cui l’immagine è spesso rapida e consumabile, Bartolomucci riafferma il valore del tempo, del dettaglio, dello sguardo come forma di relazione. Il suo lavoro rende il ritratto contemporaneo un territorio vivo, capace di connettere tecnica, emozione e introspezione con una sensibilità profondamente attuale.

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Articolo pubblicato sul numero 1 di ABITARE Magazine - gennaio 2026


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