UNA CASA NELLA SOGLIA TRA NATURA E ARCHITETTURA

Autore: a cura di Lucia Tosolini


 

Una  villa in calcestruzzo minimale che abbraccia il paesaggiocon leggerezza, materia e spirito contemporaneo.

Al margine tra il costruito e la campagna, dove le ultime case dell’abitato lasciano spazio a uno scenario verde che conserva ancora un carattere autentico, sorge una villa unifamiliare che interpreta con sensibilità la condizione della soglia. Un luogo di passaggio, ma anche di incontro. Qui la natura non è semplice sfondo: è presenza costante, misura del progetto, materia che vive negli spazi e attorno a essi.
Progettata da MIDE architetti, la residenza si sviluppa completamente su un unico livello, un gesto orizzontale calibrato, quasi un segno nel paesaggio. Questa scelta progettuale – semplice solo in apparenza – esprime una precisa visione contemporanea dell’abitare: un’architettura che non impone, non compete, ma si accorda con il territorio, scegliendo la sottrazione come linguaggio e la discrezione come forma di relazione.
Due volumi essenziali che dialogano tra loro e con il paesaggio
L’intervento si articola in due volumi in calcestruzzo faccia a vista, di altezze diverse, che definiscono una composizione essenziale e al contempo dinamica. La materia, lasciata nuda e autentica, diventa il tratto Identitario della casa: non si nasconde, non si maschera, ma si offre come superficie viva, mutevole alla luce e alle stagioni. Il volume più alto ospita l’ingresso principale, un patio coperto e la zona giorno. Qui l’open space si dilata verso il giardino grazie a una grande parete vetrata che scorre lungo tutta la facciata. La trasparenza non è soltanto un elemento tecnico, ma un dispositivo contemporaneo che costruisce relazioni, dissolvendo i confini tra interno ed esterno. Il secondo volume, più basso, accoglie la zona notte: un luogo raccolto, intimo, silenzioso, in cui la disposizione lungo un corridoio scandito da armadiature a scomparsa restituisce ordine, misura e continuità.
Tre fasce parallele e una regia di vuoti che costruisce lo spazio
La pianta si sviluppa secondo una logica lineare: tre fasce parallele che si alternano a corti e tagli verdi. Non semplici interruzioni, ma veri e propri vuoti architettonici, che introducono aria, luce e natura all’interno del corpo edilizio. Questi inserti di vegetazione funzionano come pause, come respiri che offrono allo spazio domestico una dimensione mutevole e più profonda. La contemporaneità della casa non si misura dunque solo nei materiali o nelle linee pulite, ma nella capacità di trasformare il paesaggio in parte attiva dell’architettura. L’ingresso a nord diventa un filtro: un portale importante si apre su un patio introspettivo, pensato come luogo di sospensione tra il fuori e il dentro. Le aperture sono calibrate per garantire privacy, ma anche per suggerire scorci, traiettorie visive, dialoghi non immediati ma profondi con ciò che sta oltre.
Materiali come racconto: continuità, contrasti e calore
La pavimentazione in resina collega senza soluzione di continuità gli spazi interni ed esterni, offrendo una percezione fluida, priva di cesure. La casa si legge come un unico paesaggio costruito, dove ogni ambiente è parte di un percorso. Il calcestruzzo a vista, rigoroso e materico, trova una contrapposizione calda nel legno che riveste gli alti soffitti e una parete del soggiorno. Questo dialogo tra materiali opposti è tipicamente contemporaneo: non cerca l’effetto né la decorazione, ma costruisce atmosfere attraverso la qualità tattile e visiva delle superfici.                           Dettagli curati e oggetti selezionati con misura completano il progetto: la lampada sospesa Moon di Davide Groppi illumina la zona giorno come un segno leggero e poetico; il letto Legnoletto LL8 di Alias definisce con precisione la zona notte. A questi si affiancano elementi iconici come la lampada Tahiti, disegnata da Ettore Sottsass nel 1981 per Memphis Milano, che introduce colore e ironia, attivando corridoi visivi e contrasti inattesi. In questa casa ogni oggetto diventa parte di una narrazione più ampia, contribuendo a definire un’estetica minimalista ma calda, sobria ma profondamente personale.
Il patio centrale: un vuoto che diventa cielo
Il cuore del progetto è un patio centrale, in parte coperto e in parte aperto grazie a tagli mirati che lasciano spazio agli alberi di lagerstroemia e alle graminacee. Qui la luce filtra dall’alto, disegna ombre, cambia durante il giorno. Le aperture verso il cielo trasformano questo spazio in un luogo di contemplazione, un dispositivo che enfatizza la continuità tra interno ed esterno.
È un gesto architettonico che racconta la contemporaneità del progetto: non un semplice espediente funzionale, ma un modo di mettere in scena la natura come esperienza quotidiana, come presenza emotiva, come parte del vivere

Una bellezza silenziosa, radicata nella materia e nel tempo
Questa villa rifiuta l’ostentazione e sceglie invece una bellezza misurata, fatta di spazi calibrati, trasparenze, pieni e vuoti in equilibrio. 
È un’architettura contemporanea che non ricerca l’effetto, ma la profondità; che non vuole sorprendere, ma accompagnare; che non impone, ma ascolta il paesaggio e vi si accorda con eleganza.
Nel rigore del progetto, nei materiali autentici, nel rapporto costante con la natura, la casa mette in scena un’idea di abitare attuale, consapevole, in cui il comfort nasce dal dialogo tra spazi, luce, materia e silenzio.
Una casa che non solo abbraccia il paesaggio, ma insegna a viverlo, in un continuo equilibrio tra forma, funzione e poesia.

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 Articolo pubblicato sul numero 1 di ABITARE Magazine - gennaio 2026


Studio: MIDE ARCHITETTI

Progettisti: arch. Fabrizio Michielon / arch. Sergio De Gioia

Photo credits: © Tobias Kaser


© Riproduzione Riservata

 

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