Nel panorama residenziale delle periferie italiane, spesso segnato da interventi seriali e da un linguaggio architettonico sempre più standardizzato, esistono edifici capaci di raccontare una storia diversa.
È il caso di questa residenza veneta firmata dallo studio Bortoluzzi, Breda, Nan, un progetto che dimostra come il patrimonio edilizio esistente possa diventare una risorsa preziosa, da valorizzare con sensibilità e rispetto. L’approccio progettuale parte da un presupposto chiaro e non convenzionale: relazionarsi all’edificio come si farebbe con una persona. Entrare in punta di piedi, ascoltare ciò che ha da dire, riconoscerne il valore prima ancora di immaginare qualsiasi trasformazione. Così, in modo silenzioso e misurato, il progetto si è sviluppato come un atto di cura, capace di conferire nuova vita alla casa e di collocarla in una dimensione sospesa, lontana dalle mode e dal tempo. Fin dai primi sopralluoghi, i progettisti hanno percepito la forza di un fabbricato che, a distanza di cinquantacinque anni, aveva conservato intatte le proprie caratteristiche compositive. Le linee nette, i materiali originali e le proporzioni equilibrate restituivano ancora oggi un senso di eleganza e raffinatezza.
Non a caso, la casa è stata affettuosamente ribattezzata “una signora degli anni ’60”.
Distribuita su due piani, la residenza si presenta con un linguaggio architettonico chiaro e riconoscibile: i mattoni faccia vista dialogano con il cemento a contrasto, l’intonaco grezzo caratterizza il piano terra e la grande copertura a padiglione corona l’edificio con un segno deciso ma mai eccessivo. Elementi fortemente legati alla tradizione costruttiva, che non scivolano mai nel rurale, mantenendo invece un carattere urbano e colto. In accordo con la committenza, la scelta progettuale è stata quella di preservare questi caratteri originari, intervenendo in modo selettivo e consapevole. Il progetto si articola così attraverso pochi, ma chiari gesti compositivi. L’aggiunta di due corpi orizzontali enfatizza la distinzione tra i due livelli dell’abitazione, già suggerita dall’uso differenziato dei materiali in facciata e dalla diversa destinazione d’uso dei piani.
La linea superiore interviene sulla copertura, semplificandone l’andamento fino a rendere quasi impercettibile il tetto a falde. Quella inferiore, invece, disegna una sequenza di spazi di relazione tra interno ed esterno: diventa terrazza, poi pensilina, fino a oltrepassare la sagoma dell’edificio per accogliere la nuova autorimessa. Un gesto continuo e misurato, capace di riorganizzare le funzioni senza stravolgere l’identità dell’insieme.
Il mantenimento dei mattoni, il nuovo utilizzo del cemento e l’inserimento del vetro mattone contribuiscono a trasmettere un rinnovato senso di domesticità, in equilibrio tra memoria e contemporaneità. Ne nasce un progetto che rivendica il diritto delle periferie a essere recuperate attraverso un pensiero compositivo autentico, orientato alla valorizzazione piuttosto che alla sostituzione.
Con questo intervento, l’architettura si sottrae agli influssi temporanei e alle tendenze effimere, esaltando l’essenza dell’idea progettuale che la sostiene: radicata nel luogo, nella storia e nei materiali, e proprio per questo profondamente attuale.
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Articolo pubblicato sul numero 2 di ABITARE Magazine - febbraio 2026
Studio: BORTOLUZZIBREDANAN
Progettisti: Bortoluzzi / Breda / Nan
Photo credits: © Gerda Studio ( Giorgio de Vecchi)
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